OLIVER SACKS: “LA MIA VITA”

 “Perché questo è il destino di ogni persona – il destino scritto nei nostri geni e neuroni – avere una personalità unica, trovare la propria strada, vivere la nostra unica vita e morire con la nostra unica morte”. È un saggio di Oliver Sacks – “My Own Life”, dove lo scienziato pensa alla sua malattia terminale, alle paure e al senso della vita che sta per terminare.

Oliver SacksIl noto divulgatore della scienza e neuropsicologo Oliver Sacks è morto di cancro. È venuto a conoscenza della sua malattia mortale nel febbraio di quest’anno. La malattia era in fase terminale e non gli rimaneva più nessuna speranza.

In questa situazione, lo scienziato, che per più di quarant’anni ha descritto casi clinici relativi ad anomalie nel cervello e analizzato la condizione dei pazienti, non ha lasciato la scena in silenzio. Ha scritto, infatti, un ultimo saggio in cui ha cercato di comprendere ciò che stava vivendo e di darci un pezzo della sua esperienza. Una fine degna di una vita dignitosa.

OLIVER SACKS: “LA MIA VITA”.

Oliver Sacks - My Own Live

Un mese fa, mi sentivo abbastanza sano, anche in perfetta salute. A 81 anni nuotavo ancora per un miglio al giorno. Ma le riserve della mia fortuna si sono esaurite, un paio di settimane fa ho saputo che ho metastasi multiple all’interno del fegato. Nove anni fa i medici mi diagnosticarono un raro tipo di tumore nel mio occhio, un melanoma oculare. La chemioterapia e le radiazioni laser per rimuovere il tumore mi hanno lasciato cieco in quell’occhio. Tali tumori raramente metastatizzano, forse nel 50% dei casi, la probabilità di non guarire completamente era molto più piccola, io sono stato tra quelli sfortunati.

Ora sta a me scegliere come trascorrere i mesi che mi rimangono. Il cancro ha preso un terzo del mio fegato, e anche se il suo progresso può essere rallentato, questo particolare tipo di cancro non può essere fermato. Ora dipende solo da me, come trascorrere i mesi che mi sono rimasti. Devo vivere nel modo più ricco, più profondo e più produttivo possibile. In questo sono incoraggiato dalle parole di uno dei miei filosofi preferiti, David Hume, che, dopo aver appreso di essere un malato terminale, a 65 anni scrisse una breve autobiografia, in un solo giorno nel mese di aprile del 1776. Intitolata “La mia Vita “.

Negli ultimi giorni sono stato in grado di vedere la mia vita come se mi trovassi ad una grande altezza – come una sorta di paesaggio dove tutto è interconnesso. Questo non vuol dire, però, che io abbia perso interesse per la vita.

Al contrario, mi sento intensamente vivo e spero di trascorrere il tempo restante con i miei amici. Dire addio a coloro che amo, finire di scrivere quello che non è ancora concluso, viaggiare se ci saranno le forze e comprendere più profondamente la vita.

Ciò comporterà audacia, chiarezza e franchezza, cercando di raddrizzare i miei conti con il mondo. Ma ci sarà tempo anche per il divertimento (e anche per qualche sciocchezza).

All’improvviso sento chiarezza e vedo le cose in prospettiva. Non ho tempo per le cose inessenziali. Devo concentrarmi su me stesso, sul mio lavoro e sui miei amici. Non guarderò più “News Hour” ogni notte. Non presterò più attenzione alla politica o al riscaldamento globale.

Questo non è indifferenza, ma distacco – sono ancora profondamente preoccupato per il Medio Oriente, per il riscaldamento globale e per la crescente disuguaglianza tra le persone, ma questo non mi riguarda più, appartiene al futuro. Mi rallegro quando incontro giovani di talento – anche colui che mi ha diagnosticato la metastasi. Sento che il futuro è in buone mani.

Sono sempre stato cosciente, vedendo come morivano i miei coetanei negli ultimi 10 anni. La mia generazione è alla fine, dopo ogni morte sento un distacco, come se si strappasse una parte di me. Quando le persone muoiono, esse non possono essere sostituite. Lasciano un vuoto che non può essere colmato, perché è il destino – il destino genetico e neutrale – avere una personalità unica, trovare la propria strada, vivere la propria vita e morire la propria morte.

Non posso fingere di non avere paura. Ma dentro di me il sentimento che prevale sugli altri era quello di gratitudine. Io ho amato e sono stato amato. Mi è stato dato tanto e ho dato qualcosa in cambio anch’io. Ho letto e viaggiato, ho pensato e scritto. Ho avuto un rapporto con il mondo, quel particolare rapporto che nasce tra uno scrittore e il lettore.

Soprattutto, sono stato un essere senziente, un animale pensante in questo bellissimo pianeta: e questo di per sé è stato un grande onore e un’avventura incredibile.

Ora sta a me scegliere come trascorrere i mesi che mi rimangono.

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